Con questo post si conclude l'esperienza quadriennale sulle pagine di questo blog, il mio piccolo sit-in(o) di resistenza critica. Non verrà più aggiornato, per chissà quanto tempo resterà immobile nella sua forma attuale. Non parlo di errori ed orrori. Prendo il meglio e vado avanti. Quel che ho scritto, detto o mostrato resterà per sempre legato alle pagine di questo indirizzo, che non cancello, non rinnego o maledico. Tutto visibile a chi vorrà rivisitare questo pezzo di vita più o meno mostrato, immolato sull'altare fittizzio delle mie considerazioni critiche. Ma basta parlare, è in scena la parte finale dell'ultimo atto:
Attimi in cui ti rendi conto di aver recitato la tua parte fino in fondo.
Hai finito un monologo appassionato, un'azione di scena particolarmente articolata.
Sei li fermo con il respiro affannato e le luci della ribalta piantate in faccia.
Il pubblico non sa ancora che è finita, deve metabolizzare quel che ha visto e non è detto che abbia capito fino in fondo.
Pensi a tutto il pensabile che può riempire un attimo infinito. Ai tuoi compagni di avventura, all'andamento della parte. Lo fai, immobile nella tua posizione finale che ora è così pesante nella sua staticità.
Ma poi arriva. A volte sembra incomprensibile, altre volte giusto, meritato.
Un applauso. Deciso, sommesso, accennato o scrosciante. Fondamentale per il tuo sospiro liberatorio.
Battito di mani irregolare che ti libera dalla tensione e ti fa smettere di vibrare.
Hai fatto il tuo lavoro e ora ti godi quei pochi secondi di riconoscenza più o meno sincera.
Non c'è tempo per pensare agli errori o alle imperfezioni. Non un'analisi può essere corretta in questo momento. Ora sei li e non sai se ridere o piangere, ringrazi il pubblico pagante e li inviti al prossimo spettacolo. Nulla si ferma mai, nulla finisce e si spegne come quella luce diffusa e potente che tra un po' si negherà agli occhi di chi guarda. Tutto è mobile, tutto nasconde meraviglie velate. E' quello che fa quel sipario rosso e irregolare che copre tutto alla vista dello spettatore.
Non è tempo di pensare al successo o all' insuccesso ottenuto, è tempo di rimuoversi, di animarsi, di riprendere vita dietro quel grosso tendone rosso, che tutto nega e tutto da, tutto nasconde e tutto svela. La magia dello scrivere. La magia della vita.
