mercoledì 7 settembre 2011

Sipario

Con questo post si conclude l'esperienza quadriennale sulle pagine di questo blog, il mio piccolo sit-in(o) di resistenza critica. Non verrà più aggiornato, per chissà quanto tempo resterà immobile nella sua forma attuale. Non parlo di errori ed orrori. Prendo il meglio e vado avanti. Quel che ho scritto, detto o mostrato resterà per sempre legato alle pagine di questo indirizzo, che non cancello, non rinnego o maledico. Tutto visibile a chi vorrà rivisitare questo pezzo di vita più o meno mostrato, immolato sull'altare fittizzio delle mie considerazioni critiche. Ma basta parlare, è in scena la parte finale dell'ultimo atto:


Attimi in cui ti rendi conto di aver recitato la tua parte fino in fondo.
Hai finito un monologo appassionato, un'azione di scena particolarmente articolata.
Sei li fermo con il respiro affannato e le luci della ribalta piantate in faccia.
Il pubblico non sa ancora che è finita, deve metabolizzare quel che ha visto e non è detto che abbia capito fino in fondo.
Pensi a tutto il pensabile che può riempire un attimo infinito. Ai tuoi compagni di avventura, all'andamento della parte. Lo fai, immobile nella tua posizione finale che ora è così pesante nella sua staticità.
Ma poi arriva. A volte sembra incomprensibile, altre volte giusto, meritato.
Un applauso. Deciso, sommesso, accennato o scrosciante. Fondamentale per il tuo sospiro liberatorio.
Battito di mani irregolare che ti libera dalla tensione e ti fa smettere di vibrare.
Hai fatto il tuo lavoro e ora ti godi quei pochi secondi di riconoscenza più o meno sincera.
Non c'è tempo per pensare agli errori o alle imperfezioni. Non un'analisi può essere corretta in questo momento. Ora sei li e non sai se ridere o piangere, ringrazi il pubblico pagante e li inviti al prossimo spettacolo. Nulla si ferma mai, nulla finisce e si spegne come quella luce diffusa e potente che tra un po' si negherà agli occhi di chi guarda. Tutto è mobile, tutto nasconde meraviglie velate. E' quello che fa quel sipario rosso e irregolare che copre tutto alla vista dello spettatore.
Non è tempo di pensare al successo o all' insuccesso ottenuto, è tempo di rimuoversi, di animarsi, di riprendere vita dietro quel grosso tendone rosso, che tutto nega e tutto da, tutto nasconde e tutto svela. La magia dello scrivere. La magia della vita.

mercoledì 10 agosto 2011

Giorni contati

"End of the game of passions...."

Una canzone recitava più o meno così. Mi ricordo un volto pulito, bello nella sua semplicità. A questo volto associo parole incoraggianti, letture e giudizi più o meno sinceri, occhi verdi come nient'altro. Ricordo il mio entusiasmo quasi puerile, quasi ridicolo, comprensibile, legittimo, vitale. Parole, quante parole scritte e ri-citate.
Pochi giorni di vita attiva.
Tanto resta a questo blog, a quello che chiamavo il mio piccolo sit-in(o) di resistenza stoica e retoricamente personale. Quattro anni quasi esatti. La mia memoria eidetica nella mia "cultura fasulla", come direbbe Guccini. Fermo le mie elucubrazioni, a breve l'ultimo atto.
E poi l'ho già detto: fine del gioco delle passioni. Quelle virtuali, ovviamente.

domenica 24 luglio 2011

Staccare la spina

Bisogna trovare il tempo di riflettere e analizzare le situazioni che ci vengono proposte dalla quotidianità e dalla vita. Il mio discorso è generale, ma, nello specifico, cito un articolo comparso on line sul sito de "il manifesto" riguardante i fatti norvegesi.
(24/7/2011 Marco D' Eramo):

"Il meccanismo della comunicazione globale ci impone - per ieri e per oggi - le stragi di Utoya e Oslo con la loro disumana violenza. Pronto a dirottarci domani verso una nuova strage, un nuovo massacro, un altro tsunami che cancelleranno la memoria di questo eccidio come un file da una penna di memoria flash. E invece dovremmo un istante staccare la spina alla nostra tv satellitare, dovremmo prenderci una «siesta digitale» come diceva El Pais qualche giorno fa e cercare di ricostruire un background concettuale agli eventi che ci vengono incessantemente imposti e subito sottratti. Pensarli politicamente, cercare di capire quale nuova dialettica dell'illuminismo ha portato una democrazia nordica a guardare esterrefatta i corpi crivellati dei suoi adolescenti giacere inanimati su un'isola felice."

Io lo dico da anni, pubblicando appelli atti a cosiderare la comunicazione per quello che è: ottima occasione di arricchimento culturale indebolita e spesso plagiata da fuorvianti meccanismi legati al modello socio culturale: il consumismo e il capitalismo post-edonista. Perciò tutte le informazioni sono iper-veloci, indigeribili e non assimilabili in maniera duratura. Sono d'accordo con le considerazioni di Marco D'Eramo e le ho postate sul mio blog, nonostante esso faccia parte di un modello di informazione utilissimo ma spesso fuorviante per chiunque non abbia capacità critiche adeguate.
Ancora posto un commento di un lettore dallo stesso sito. Parole a mio avviso condivisibili:

Riflessione politica calma, nel bel mezzo del fumo? Difficile. Si e' appena celebrato l'anniversario di McLuhan: il messaggio e' il media. E' il WEB che costringe a sparare subito le notizie, a tenerle calde per poche ore ed a fagocitarle con nuove. E' il brutto di internet (che pure ha tanti lati belli).
Un altro lato brutto e' la solitudine degli utenti, che scambiano milioni di messaggi al secondo, ma non si danno mai la mano, non si accarezzano. Proprio come il folle che ha fatto la strage che passava le giornate isolato davanti ad un monitor ad inventarsi nemici. E' la battaglia tra un modo ultra-moderno di fare politica (il WEB) ed uno "classico", con un raduno di ragazzi su un'isola a discutere, cantare, fare il bagno.Infine: per le analisi approfondite, e' piu' utile scrivere libri, che rimangono, piuttosto che articoli, che volano via. Oppure iniziare a parlarne sul MANIFESTO, come la serie sull'Europa che sta circolando in questi giorni. Da trasferire poi in un dossier (ne ricordo uno bellissimo sull'Iran). 24-07-2011 12:30 - Ahmed

venerdì 22 luglio 2011

Il giusto distacco (il più semplice degli omaggi)

Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.Il mattino ha l'oro in bocca.

Torrance aveva ragione. Per scrivere bisogna trovare il giusto distacco, l'indifferenza, il giusto equilibrio tra narrazione e semplice cronaca descrittiva. L'immedesimazione si verifica solo se, nelle dinamiche narrtive, non c'è mi perfetta corrispondenza tra il mestiere di scrivere e il mestiere di vivere.

martedì 19 luglio 2011

Routine

Ieri notte un amico mi fa: "quando poi ci sei dentro (al sistema) non credi più a niente. Fai quello che devi fare. E poi è normale che tutto va a puttane." Qual'è la novità allora? Nessuna, hai semplicemente maggior consapevolezza delle tue azioni e dei tuoi pensieri.
19 luglio. Mi vengono in mente le solite cose: i bombardamenti di Roma. E poi lo stato italiano che si prepara ad ammazzare Carlo Giuliani. Dieci anni fa.

mercoledì 13 luglio 2011

Abiurando

"Il mio paese rimarrà quel che è, il cortile degli imperi, curando la propria umiliazione con sogni provinciali".
Czeslaw Milosz

Torno a scrivere dopo mesi di vita scappata via. Abituati a dimenticare lo stupore della quotidianità non ci accorgiamo della bellezza delle differenze. Non ci sono soluzioni oggettive, è tutto dentro di noi. Lo so, può sembrare filosofia spicciola. Non è così, è l'ultimo insegnamento di Tiziano Terzani, autore eroico che qui associo ad una frase di un grande poeta polacco. Sono morti nello stesso anno, nella stessa estate, pochi giorni l'uno dall'altro. Non vorrà dir molto, ma è già sufficiente.

Probabilmente questo blog smetterà di essere attivo il mese prossimo. Bisogna cambiare, abiurare tutto ciò che è stato cercando nuove vie. Il significato dei nostri gesti, della nostra vita, poiché introvabile o più probabilmente inesistente, ha valore solo ed esclusivamente in una ricerca continua. Ricerca attiva e vitale poiché consapevole della propria futilità. E' un inno alla vita stessa, una ricerca inutile ma necessaria alla sua sopravvivenza. Sintetizzo: non mi interessa un perché improbabile.

"Per la stessa ragione del viaggio: viaggiare.

sabato 26 marzo 2011

Temporanea assenza di segnale

Per qualche tempo il mio blog si autosospende. Rielaborazione di ogni imput sinestetico. In attesa del prossimo post (il numero 500) e di un restyling dovuto. Per confutare e abiurare tutto ciò che immagino/dico/faccio. Perché parlo "spesso di niente ma con piglio personale".
E non può più bastare....

venerdì 25 marzo 2011

L'insostenibile leggerezza del tutto

Spesso il mio cuore si è fermato.
Il fondo di un bicchiere ripieno di niente.
L'indifferenza quotidiana, le sue compulsioni che si ripetono. Ancora.
Spesso però il mio cuore riprende a battere.
Forse è il caso. La bellezza della vita che si fa spazio silenziosamente tra le crepe del mio cuore...

mercoledì 23 marzo 2011

So wath?


foto: Nicola Baccelliere - Warsaw - marzo 2011

sabato 19 marzo 2011

La guerra il petrolio...

...solite sciocchezze.